Ho pensato a lungo se scrivere o meno questo articolo. Mettere a nudo le proprie fragilità non è semplice, ma in fondo penso che se con le mie parole e la mia testimonianza posso essere di aiuto a qualcuno, perché non farlo? Viaggiare con l’intestino irritabile è una sfida che riguarda moltissime persone nel mondo e in questo post vorrei darti dei suggerimenti pratici su come affrontare al meglio questa esperienza.
Disclaimer: non sono un medico e questo articolo non vuole essere un sostituto di un consulto dal nutrizionista o gastroenterologo. In questo post non entrerò nei dettagli su cosa sia e come si curi l’intestino irritabile. Infatti questa parola è utilizzata spesso in maniera generica ma andrebbero sempre indagate le cause ed eventuali patologie (Es SIBO, disbiosi etc.) Se volete approfondire il tema vi rimando a questo video, nel quale il mio medico Cono Casale, vi spiega meglio cause e possibili cure.
La mia storia con il l’intestino irritabile e i viaggi
Se mi segui sai quanto ami viaggiare ed esplorare il mondo, ma probabilmente non sai che da circa 20 anni convivo con problematiche intestinali che mi causano gonfiore e altri disagi. Negli anni ovviamente ho fatto tante terapie, dalle più tradizionali alle più alternative. Mi sono concentrata sull’alimentazione, sul respiro, lo yoga, la meditazione e tutte le tecniche di rilassamento che vengono consigliate in questi casi.
Mi piacerebbe dirti che ho trovato la soluzione definitiva, purtroppo non è così. Tuttavia grazie alla sperimentazione e all’aiuto di medici competenti sono riuscita a stare meglio. Oggi ho imparato a trovare degli accorgimenti per convivere in qualche modo con questo disturbo, che in alcuni casi può essere davvero invalidante.
Partire con l’ansia di avere sintomi come gonfiore, diarrea, stitichezza o di prendersi qualche infezione tropicale non è bello e a volte potrebbe portarci a pensare di rinunciare proprio al viaggio. Spesso mi sono sentita sbagliata perché avevo paura a viaggiare con l’intestino irritabile in certe destinazioni dove le condizioni igieniche alimentari sono precarie. A volte sono stata male, come durante un viaggio a Cuba, dal quale mi sono portata un’intossicazione alimentare e per un lungo periodo mi è rimasto dolore allo stomaco ogni volta che mangiavo.

Voglio dirti che è normale sentirsi sbagliati, in qualche modo “rotti” e di non essere adatti a viaggiare. E’ normale avere paura e fare confronti con chi invece ingurgita qualsiasi cosa senza avere il minimo problema. In più l’intestino irritabile è spesso una malattia invisibile, non se ne parla volentieri con gli altri perché c’è ancora un senso di vergogna e tabù collegato a esso. Il mio consiglio è di prenderti qualche minuto per onorare queste emozioni e accettarle. E soprattutto non confrontarti con gli altri, perché ognuno è diverso e ha il suo percorso personale.
Una volta preso atto di questo, se ami viaggiare, sappi che non devi rinunciare a farlo, devi solo adattare il tuo viaggio e il modo di viaggiare a te, non viceversa! Qui parliamo proprio di come imparare a viaggiare con l’intestino irritabile.
Quando il viaggio fa paura prima ancora di partire
Ci sono viaggi che non iniziano con una valigia, ma con un nodo allo stomaco.
Per chi convive con il colon irritabile, spesso la paura arriva molto prima del biglietto: si infiltra nei giorni che precedono la partenza, nelle notti insonni, nelle domande che tornano sempre uguali. E se sto male? E se non trovo un bagno? E se il mio corpo decide di non collaborare proprio adesso?
È un’ansia silenziosa, difficile da spiegare a chi non la vive. Non è solo paura di viaggiare con l’intestino irritabile, ma paura di perdere il controllo. L’intestino diventa una presenza costante, quasi un compagno di viaggio non invitato, che si fa sentire proprio quando vorresti solo partire leggera. E così il pensiero corre avanti: aeroporti affollati, treni in ritardo, strade sconosciute, bagni chiusi, imprevisti che sembrano enormi quando il corpo è già in allerta.
Questa ansia anticipatoria, così comune in chi viaggia con il colon irritabile, crea un circolo difficile da spezzare: più pensi ai sintomi, più il corpo si tende; più il corpo si tende, più la paura cresce. A volte è proprio l’attesa a fare più male del viaggio stesso. Si finisce per rinunciare, per ridimensionare i sogni, per dirsi che forse non è il momento giusto.
Le strategie che mi hanno permesso di continuare a viaggiare con l’intestino irritabile
Viaggiare Lentamente
Innanzitutto dobbiamo ricordare a noi stessi che il viaggio non è una competizione, non è un modo per vedere più posti possibili in poco tempo. Quindi invece che riempire le tue giornate di programmi ed elenchi fino all’inverosimile, perché non approfitti della vacanza per rallentare e prenderti il tempo di cui hai bisogno? Viaggiare lentamente aiuta a godersi anche di più il posto che visitiamo e il tuo corpo ne beneficerà sicuramente.
Fare dei piani B
Se c’è una cosa che ho imparato viaggiando, è che non sempre tutto va secondo i nostri piani. Un volo cancellato, una febbre, un’escursione annullata…durante il viaggio dobbiamo adattarci continuamente al cambiamento e all’imprevisto. Se sulle prime questo ci irrita terribilmente, è anche un’importantissima lezione sul “lasciare andare”, su smettere di voler controllare tutto. E ve lo dice una vera control freak.
Ricordo che durante un viaggio a Cuba presi una brutta intossicazione alimentare e dovetti rinunciare a un’escursione nella valle di Vinales, un posto unico al mondo. Mi arrabbiai moltissimo e mi sentii molto vulnerabile, ma se ci ripenso ora mi viene da sorridere perché ho imparato a ridimensionare il problema. Quel giorno semplicemente lo passai a riposarmi e a godermi la vista sulla valle dal patio della mia casa particular.
E’ importante quindi pianificare ma senza irrigidirsi, concedersi di deviare dal programma iniziale.

Aereo, treni e spostamenti lunghi: cosa mi aiuta davvero
Gli spostamenti lunghi sono spesso la parte più delicata del viaggio quando convivi con l’intestino irritabile. Non tanto per la distanza, quanto per la sensazione di essere “intrappolati”: su un aereo, su un treno, su una strada che non puoi fermare quando vuoi. È lì che la mente corre veloce, anticipa scenari, amplifica ogni segnale del corpo.
Quello che mi aiuta davvero, prima di tutto, è ridurre l’ansia da controllo. Sapere dove sono i bagni, in aeroporto, in stazione, a bordo, cambia completamente la percezione dello spostamento. Io quando possibile scelgo un posto corridoio in aereo, mi fa sentire meno in trappola, più libera di alzarmi senza dover chiedere permesso. Sono piccoli dettagli, ma fanno una grande differenza.
Negli spostamenti lunghi ho imparato a creare dei rituali di sicurezza, oggetti e abitudini che mi fanno sentire protetta: una bottiglia d’acqua sempre con me, snack che so di tollerare bene, un buon libro da leggere. Non servono solo a “controllare” il corpo, ma a rassicurare la mente. Quando la mente si calma, spesso anche l’intestino smette di urlare.
Ho smesso di pretendere troppo da me stessa. Se posso evitare coincidenze strette, lo faccio. Se posso prendere un volo in tarda mattinata invece che al mattino presto, lo prediligo. Il mio intestino infatti si sveglia subito dopo colazione e saltare questo delicato momento a casa, solitamente mi mette di malumore. Viaggiare con il colon irritabile significa anche accettare che il percorso non deve essere il più veloce, ma il più gentile possibile.
Permettersi di camminare e muoversi è essenziale. Soprattutto durante viaggi lunghi in aereo o treno la motilità intestinale può essere compromessa dal fatto di stare tanto seduti. Alziamoci spesso anche solo per una piccola passeggiata.
Scegliere destinazioni più “sicure” dal punto di vista dell’igiene
Quando viaggi con l’intestino irritabile, la sicurezza passa anche da ciò che ti fa stare tranquilla mentre mangi. Non tanto per il gusto o la varietà, ma per l’igiene, la pulizia, la sensazione di poterti fidare. Sapere che l’acqua è potabile, che le cucine rispettano standard igienici chiari, che il cibo è conservato e preparato con attenzione alleggerisce molto il carico mentale del viaggio.
Ovunque vada cerco di evitare cibi crudi e osservo odore e consistenza prima di mangiare. Va da se che se mi trovo in paesi a rischio, bevo solo acqua dalle bottiglie ed evito cocktail di dubbia provenienza.
Scegliere destinazioni in cui l’igiene alimentare è alta non significa essere rigidi o paurosi, ma ridurre una fonte di stress inutile. Quando non devi chiederti continuamente se quello che stai mangiando potrebbe farti stare male, il corpo si rilassa e il viaggio diventa più semplice.
A volte basta questo: sentirsi al sicuro a tavola per potersi godere davvero il resto.

Il cibo in viaggio: tra controllo e libertà
L’alimentazione per quanto mi riguarda è la parte più importante su cui agire e che mi permette di “limitare i danni”. So bene che durante il viaggio è un continuo oscillare tra voler provare cibi nuovi del posto e mangiare in modo equilibrato quello che sappiamo ci fa stare bene e non ci triggera troppo.
- Personalmente cerco sempre di scegliere un hotel con colazione inclusa, che offra un menu continentale. A colazione mangio uova, prosciutto o altre fonti di proteine insieme a frutta fresca e prodotti meno processati e zuccherati possibile. Questo da una parte mi permette di coprire almeno un pasto con alimenti sani e dall’altra di poter andare in bagno dopo la colazione per iniziare bene la giornata.
- Se viaggio in paesi caldi o a rischio ovviamente preferisco frutta intera da sbucciare e sto attenta alla verdura cruda, che può essere veicolo di batteri e contaminazione quindi infezioni intestinali. Anche carne e pesce sono ad alto rischio di contaminazione, perché non sappiamo quanto sono freschi e come sono stati cotti.
- Un’altra possibilità che spesso prendo in considerazione, specie se resto in un unica città, e quella di cercare un alloggio con cucina, come un appartamento. Se il pranzo infatti lo faccio in giro, la sera mi fa piacere tornare in un posto che mi ricorda casa, dove posso cucinare e mangiare qualcosa di semplice. C’è da dire anche che spesso la sera sono stanchissima dopo aver camminato ore e ore, dunque non dover riuscire per cena è un grande vantaggio.
- Da circa tre anni seguo un regime alimentare antinfiammatorio e anche se non sono a dieta stretta, durante i viaggi cerco di non mandare tutto alle ortiche ma di rimanere abbastanza fedele a esso. Ad esempio se mangio fuori, in almeno un pasto al giorno cerco di preferire le proteine come pesce e carne cotti i modo semplice (alla griglia, al vapore) e accompagnati con delle verdure cotte e del riso o patate. Soprattutto le settimane prima di partire cerco di fare un po’ di detox per far sfiammare l’intestino che sarà già messo a dura prova dal viaggio.
- Ci sono alimenti che di per se sono irritanti e possono peggiorare i sintomi del colon irritabile. Ad esempio caffé, spezie, cibi molto grassi sono per tutti sconsigliati. Ovviamente i cibi che ognuno tollera meglio sono soggettivi, in base alla problematica di cui si soffre. Se sei intollerante all’istamina per esempio potresti non gradire le proteine. Se in viaggio tendi a soffrire di stitichezza il riso e le patate non sono indicate nel tuo caso perché tendono a costipare.
- Un consiglio invece che vale per tutti è bere tanta acqua. Questo è importantissimo perché viaggiando si tende a disidratarsi, soprattutto in volo dove l’aria è molto secca.
- Cerco di evitare di mangiare street food, non perché non mi piaccia, ma perché so che poi sto male. Per me il cibo in viaggio è una di quelle voci dove non risparmio. Ciò non significa scegliere solo ristoranti stellati o di livello, anzi, spesso si mangia meglio nelle osterie che fanno cucina casareccia e più semplice.

- Quando scelgo i ristoranti solitamente guardo si le recensioni, ma poi vado molto a istinto. Solitamente i posti che offrono pochi piatti e tipici del luogo sono una garanzia di qualità. Se mi capita di mangiare cucina etnica, evito le catene e cerco di capire la qualità dei cibi.
- I ristoranti vegetariani e biologici solitamente offrono molte alternative sane e sono attenti ad intolleranze alimentari e a richieste di diete specifiche. Possono essere un buon indirizzo quando non sapete dove andare a mangiare. Attenzione però ai cibi processati (es: cibi pronti vegani come finti salumi) che non sono per niente sani.
- Col tempo ho capito che viaggiare con il colon irritabile non significa seguire regole rigide, ma imparare ad ascoltarsi davvero. Ci sono giorni in cui ho bisogno di semplicità, di piatti che conosco, di sapori che non chiedono spiegazioni. E poi ci sono giorni in cui posso concedermi di più, sperimentare, assaggiare, senza sentirmi in colpa. La differenza non la fa solo il cibo in sé, ma lo stato in cui lo mangio.
- Mangiare con paura tende il corpo. Mangiare con presenza lo rilassa. È una linea sottile, ma reale. In viaggio ho imparato a rallentare, a non mangiare di corsa solo perché “si deve”, a fermarmi quando sento che basta. A volte significa scegliere un piatto semplice in un posto bellissimo. Altre volte significa condividere qualcosa, anche se non è perfetto. Entrambe le cose vanno bene.
- Prima del pasto o subito dopo è indicato praticare una respirazione diaframmatica, perché aiuta a rilassare il nervo vago che è coinvolto nella digestione e aiuta a stimolare il transito intestinale.
Ho smesso di chiedermi se sto mangiando “giusto” e ho iniziato a chiedermi se sto mangiando con gentilezza. Verso il mio corpo, ma anche verso il momento che sto vivendo. Il cibo, in viaggio, non deve essere una prova di coraggio né una rinuncia continua. Può essere un equilibrio instabile, sì, ma possibile, tra attenzione e piacere.
Fare scorta di integratori e medicinali
In viaggio è necessario portare sempre con se integratori e medicine. Io in particolare faccio scorta prima di partire, perché non sempre si trova in loco ciò di cui si ha bisogno. Come pronto soccorso può essere utile portare con se un antidiarroico, antispastico, enzimi digestivi e probiotici. Qui prima di fare da se, è sempre bene rivolgersi al proprio gastroenterologo o nutrizionista che valuterà quali prescrivervi.
In linea di massima può essere d’aiuto l’integratore Iberogast per stimolare la digestione. Infatti in viaggio l’acido dello stomaco tende ad abbassarsi rallentando il transito. Anche gomme masticabili a base di olmo rosso o mastice greco di chios possono favorire il processo digestivo.
Viaggiare con una malattia invisibile
L’intestino irritabile è solo un nome, una delle tante forme che può assumere una malattia invisibile. Invisibile perché non si vede, perché spesso non lascia segni esterni, perché non chiede attenzioni evidenti. Eppure, in viaggio, si fa sentire eccome. Nel corpo che si affatica prima, nella mente che calcola, nell’energia che va dosata con cura.
Viaggiare con una malattia invisibile significa spesso dover giustificare ciò che non si vede. Spiegare perché hai bisogno di fermarti, perché scegli un ritmo più lento, perché rinunci a un’escursione o a una cena tardi. A volte lo fai agli altri, altre volte, ed è la parte più difficile, lo fai a te stessa. Come se il disagio fosse reale solo quando è evidente, misurabile, condiviso.
C’è una solitudine sottile in questo tipo di viaggio. Quella di chi sembra stare bene, ma dentro è in continua negoziazione con il proprio corpo. Chi viaggia con una malattia invisibile impara presto l’arte dell’adattamento: cambiare programmi senza far rumore, ascoltare segnali che arrivano piano, scegliere di non spingersi oltre anche quando “potrebbe farcela”.
Eppure, dentro questa invisibilità, c’è anche una forma nuova di presenza. Una capacità affinata di ascolto, di attenzione, di rispetto dei propri limiti. Viaggiare così non è meno autentico, è solo diverso. Più essenziale, più lento, spesso più profondo. È un viaggio che non punta a fare tutto, ma a sentire davvero.
Riconoscere la propria condizione, darle dignità, spazio, voce è un atto potente. Non per definirsi attraverso la malattia, ma per smettere di lottare contro di essa. Viaggiare con una malattia invisibile significa imparare che non serve essere sempre performanti per essere legittimati a partire. Il corpo non è un ostacolo da superare, ma una geografia da conoscere.
E forse, in questo tipo di viaggio, si impara anche a guardare gli altri con occhi diversi. A intuire ciò che non viene detto, a rispettare silenzi e rallentamenti. Perché quando impari a viaggiare con qualcosa che non si vede, inizi anche a riconoscere l’invisibile ovunque.

E tu come gestisci l’intestino irritabile in viaggio? scrivimi nei commenti.


