E se viaggiare non significasse più soltanto ridurre al minimo l’impatto sui luoghi che visitiamo, ma diventare parte attiva della rinascita di un luogo? Negli ultimi decenni abbiamo sempre parlato di turismo sostenibile, responsabile, lento. Parole necessarie, ma oggi non più sufficienti. Perché mentre il turismo di massa continua a consumare territori, comunità e paesaggi, cresce il bisogno di un nuovo paradigma: il turismo rigenerativo.
Non si tratta di una moda né di un’etichetta più elegante. Il turismo rigenerativo è un cambio di prospettiva profondo, che mette al centro i territori, le persone che li abitano e la loro capacità di rinascere anche grazie al viaggio.
Cos’è il turismo rigenerativo
Il turismo rigenerativo è un approccio al viaggio che non si limita a ridurre i danni, ma mira a creare un impatto positivo e duraturo sulle destinazioni di viaggio: dal punto di vista ambientale, sociale, culturale ed economico.
Il turismo rigenerativo è un modo di viaggiare che:
- sostiene attivamente le comunità locali
- contribuisce alla cura e al ripristino ambientale
- rafforza l’economia del posto
- preserva e spesso riattiva identità, saperi e relazioni
Il viaggiatore non è più un consumatore, ma un ospite consapevole che può creare valore e fare parte di un equilibrio più ampio.

Turismo sostenibile vs turismo rigenerativo: le differenze
Spesso i due concetti vengono confusi, ma non sono sinonimi. Qui ho cercato di sintetizzare e differenze in un una tabella:
| Turismo sostenibile | Turismo rigenerativo |
|---|---|
| Riduce l’impatto negativo | Crea impatto positivo |
| Si concentra sul “non danneggiare” | Mira a migliorare attivamente |
| Approccio difensivo | Approccio trasformativo |
| Standard e certificazioni | Relazioni e processi locali |
| Adattamento al contesto | Nasce dal contesto |
Il turismo rigenerativo non sostituisce quello sostenibile: lo supera, quando la sostenibilità non basta più.
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Cambio di paradigma: da limitare i danni a rigenerare i territori
Il turismo sostenibile nasce per limitare i danni, per cercare di preservare lo status quo per le generazioni future. Quello rigenerativo fa un passo oltre: attiva processi di cura e restituzione.
Nel concreto può esprimersi così:
- Recuperare strutture esistenti, come ad esempio attraverso la creazione di un albergo diffuso, anziché costruzione di nuovi impianti.
- proporre attività che coinvolgono i turisti in attività rigenerative (pulizia del territorio, monitoraggio della fauna, agricoltura biologica) e recupero ambientale o culturale
- viaggiare in luoghi marginali contribuendo alla loro vitalità e ripopolamento
Perché il turismo rigenerativo è una risposta alla crisi del turismo di massa
Overtourism, spopolamento dei borghi, perdita di identità, consumo del suolo. Il turismo, così come è stato praticato per decenni, ha spesso contribuito a creare più problemi di quanti ne risolvesse.
Il turismo rigenerativo nasce come risposta sistemica a queste crisi.
Overtourism e territori svuotati
Mentre alcune destinazioni collassano sotto il peso dei visitatori, altre vengono abbandonate. Aree interne, piccoli borghi, zone rurali e montane rischiano di scomparire. Il turismo rigenerativo ha l’obiettivo di redistribuire i flussi e riportare valore dove era stato perso.
Viaggiare meno, ma meglio
L’obiettivo non è più accumulare luoghi con un turismo mordi e fuggi, ma abitare il viaggio. Tempi lenti, soggiorni più lunghi, relazioni autentiche. Creare un turismo che privilegia la qualità dell’esperienza alla quantità delle destinazioni.
In altre parole, non basta non danneggiare o non lasciare impronte. L’obiettivo è lasciare un luogo migliore di come lo si è trovato.
Mi hanno colpito molto le parole di Daniele Nannetti, ceo e fondatore di Villa Petriolo, una struttura che pratica e promuove il turismo rigenerativo in Toscana. Lui dice:
“non consumare un luogo ma appartenervi, anche se temporaneamente”.
In fin dei conti è quello che il turista o viaggiatore moderno sempre più spesso cerca. Non ci accontentiamo più di vedere posti e spuntare check-list, vogliamo “fare esperienze”, sentirci parte di una comunità. Questo è il nuovo lusso nel mondo dei viaggi.
Esempi concreti di turismo rigenerativo
Il turismo rigenerativo esiste già. Spesso non fa rumore, ma lavora in profondità. Qui voglio condividere con te alcuni esempi concreti a livello globale, per non rimanere solo nella teoria, ma toccare con mano cosa si può fare davvero.
Borghi che rinascono grazie ai viaggiatori
In molte realtà italiane ed europee, l’ospitalità diffusa, il recupero delle case abbandonate e le cooperative di comunità hanno trasformato il viaggio in un motore di rinascita. Qui il turista non “occupa” solo spazio, ma partecipa.
Un esempio virtuoso è il borgo di Morigerati, in Cilento. Qui si lavora con entrambe le mani contro lo spopolamento. Negli ultimi 20 anni sono state ristrutturate molte case creando un modello di ospitalità diffusa che include anche gli agriturismi e casali della campagna circostante, oltre all’apertura di un ostello. Inoltre il paese ha fatto grandi investimenti tecnologici sostenibili come internet a banda larga, impianti fotovoltaici e distribuzione del metano, stazioni per bici elettriche e car sharing.
Nello stesso borgo è stato aperto l’Ecomuseo del Bussento contemporaneo per valorizzare il borgo e i suoi siti di archeologia industriale come il mulino ad acqua e l’antica ferreria.
Parallelamente è nato un coworking, per attirare lavoratori come nomadi digitali, studenti ricercatori, ai quali vengono messe a disposizione anche 10 residenze dove possono restare fino a 2 anni.

Progetti comunitari e turismo esperienziale
Il turismo rigenerativo valorizza chi vive il luogo ogni giorno, creando lavoro e dignità, come guide locali, artigiani, contadini e pastori.
Dalla Guyana arriva il progetto di una struttura ricettiva gestita da una intera comunità: il Rewa Eco Lodge. Fondato nel 2005, il villaggio è circondato dalla natura più selvaggia della foresta tropicale, dove confluiscono i fiumi Rewa and Rupununi.
Qui convivono pacificamente 361 persone di diversi gruppi etnici indigeni: Macushi, Patamona, Wapishana e Waiwai. La loro economia si basa sulla pesca e l’agricoltura tradizionale nel rispetto e preservazione della foresta tropicale e dell’ambiente per le future generazioni.
I viaggiatori che alloggiano al Rewe ecolodge possono fare tante esperienze come osservazione della fauna locale, hiking nella foresta tropicale. Possono provare a catturare e rilasciare l’Arapaima, uno dei pesci d’acqua dolce più grandi al mondo o ancora assaggiare i piatti della cucina indigena.
Natura che torna viva grazie all’agricoltura
Cammini, trekking consapevoli, turismo rurale e agricoltura rigenerativa dimostrano che la natura non è un parco giochi, ma un sistema vivente da rispettare e curare.
L’ultimo esempio che voglio presentarti è la Finca Luna Nueva Lodge in Costarica, che si trova vicino al celebre Vulcano Arenal. Questa struttura ha deciso di integrare l’agricoltura biodinamica e rigenerativa, offrendo un’esperienza “dalla terra alla tavola” e fungendo da aula vivente di sostenibilità.
Come implementa il turismo rigenerativo:
- Agricoltura Rigenerativa: Coltiva cibo con pratiche che migliorano la salute del suolo, offrendo un’esperienza diretta di agricoltura sostenibile.
- Educazione e “Aula Vivente”: Si definisce un “paradiso ricreativo e aula di vita, educando attivamente gli ospiti sui principi di sostenibilità e rigenerazione.
- Connessione Profonda con la Natura: Offre sentieri escursionistici in foresta pluviale, giardini di erbe e ritiri di benessere, promuovendo un legame emotivo e fisico con l’ecosistema.
- Benessere e Rigenerazione Personale: Strutture come padiglioni yoga in bambù e ritiri benessere aiutano gli ospiti a rigenerarsi, in sintonia con l’ambiente circostante.
- Conservazione della Biodiversità: L’intera gestione della proprietà è volta a conservare e arricchire la ricca biodiversità della regione.

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