Ci sono progetti che mi colpiscono subito perché risuonano fortemente con i miei valori. Mannos è uno di questi. Grazie a Mannos puoi adottare un alveare,una pecora, un filare di vite o un campo di grano in Sardegna. Entrerai in contatto con i produttori e potrai seguire tutte le fasi dell’adozione fino a ricevere a casa tua il prodotto finito. Che sia un barattolo di miele, una forma di formaggio o una bottiglia di vino, sono tutti prodotti tipici sardi, creati con amore e dedizione.
Ma non finisce qui. Con Mannos potrai anche vivere esperienze autentiche in Sardegna come fare l’apicoltore o il pastore per un giorno.
Prima di entrare nel cuore del progetto però, voglio fare un passo indietro e presentarti Maria Giovanna Carta, fondatrice e cuore di Mannos, che ho intervistato recentemente.

Dalla consulenza aziendale al ritorno alle radici: la storia di Maria Giovanna
Originaria di Olbia, dove vive fino alla maturità classica, Maria Giovanna lascia la Sardegna per trasferirsi a Milano e proseguire gli studi. Da lì prende avvio una carriera nel mondo della consulenza aziendale, in particolare nel settore informatico. Dopo una prima esperienza in Sardegna con Tiscali, all’epoca una multinazionale presente in diversi paesi europei, torna nel Nord Italia, dove lavora per circa dieci anni nello stesso ambito.
È una vita dinamica, fatta di lavoro, viaggi e stimoli continui. Ma a un certo punto qualcosa cambia.
Tra il 2008 e il 2009, nel pieno della crisi economica, un problema di salute la riporta in Sardegna. È una pausa forzata, ma anche un momento di riflessione profonda.
“Ero stufa di stare sempre con le valigie in mano, di non avere radici.”
È qui che emerge una consapevolezza importante: il bisogno di fermarsi, di capire dove mettere radici, di cambiare direzione.
Inizia così una fase di transizione. Da un lato continua a lavorare nella consulenza, dall’altro porta avanti l’attività di famiglia. Ma la ricerca di stimoli non si ferma. Arriva l’esperienza con Sardex, il circuito di scambio tra imprese che promuove un’economia alternativa, basata sulle relazioni e sulla fiducia. Ritorna nel nord Italia per sviluppare il circuito Sardex piemontese.
Ed è proprio da lì che nasce la scintilla che darà vita al progetto Mannos.
Come nasce l’idea di Mannos
Durante un’esperienza lavorativa nelle Langhe, Maria Giovanna decide di adottare un filare di vite. È un gesto semplice, ma profondamente trasformativo.
Vivendo fuori Sardegna, in una grande città, le manca quel rapporto diretto con i produttori che aveva durante la sua infanzia. Vuole poter entrare davvero in contatto con ciò che consuma, capire cosa c’è dietro un prodotto. Anche l’esigenza di mangiare cibi sani e genuini per lei è molto importante.
“Mi sono chiesta: cosa c’è davvero dentro quella bottiglia di vino?”
Da quella domanda prende forma un’idea: inizia a pensare di portare un nuovo modello di adozione in Sardegna valorizzando i prodotti tipici sardi quali vino, formaggio, grano, legumi e oli creando un ponte tra persone e territori.
Nel 2023, dopo anni in cui questo progetto cresce lentamente in parallelo, arriva la svolta definitiva. Decide di dedicarsi completamente a questo lavoro e nasce così Mannos.

Cosa contraddistingue Mannos da altri progetti di adozione?
MG: solitamente le adozioni vengono portate avanti dagli stessi produttori come modo alternativo per vendere il proprio prodotto, quindi sono un canale di vendita. Per me invece l’adozione non è soltanto questo, la vendita del prodotto in sè è l’ultima cosa.
Per me il bisogno nasce da un ricongiungimento alla campagna, ai luoghi dove i prodotti nascono, alle persone che rendono quei prodotti possibili, perché è questo quello che ci manca: la connessione, il legame, il rapporto. E’ questo quello che vado a ristabilire e a cercare di colmare con Mannos.
Quello che mi piace e che ho sempre sognato con Mannos è che i nostri agricoltori e i nostri pastori possano portare la propria voce e far scoprire ovunque il proprio lavoro, che molto spesso è invisibile. Questo per me è il significato più profondo.

Il nome Mannos a cosa si riferisce?
MG: Mannos è stata tanto sofferta come decisione o meglio ci è voluto un po’ prima di arrivare a questo nome, perché era un progetto che fin da subito immaginavo dovesse avere un respiro internazionale. Allora mi chiedevo: “dev’essere in inglese o dev’essere in italiano?” Poi ho detto “no, dev’essere in sardo perché viene dalla Sardegna, è la Sardegna che vogliamo valorizzare, le sue eccellenze enogastronomiche“.
Perché Mannos? Perché ho pensato che le nostre gemme enogastronomiche sono frutto di saperi antichi, di tradizioni che vengono tramandate di generazione in generazione. Sono i nostri Mannos (in sardo “i grandi”) che ci tramandano le tradizioni, il modo di fare le cose, il sapere, il valore. Per me era fondamentale riconoscere loro quest’importanza, perché senza la trasmissione di questo sapere, queste tradizioni andrebbero perse.
Quindi ho scelto il nome Mannos per ringraziare i miei genitori, i miei nonni, ma anche gli antenati di tutti i produttori che scelgo, perché sono quasi tutte persone che hanno deciso di ritornare alle terre dei propri padri e dei propri nonni per dare un futuro e per continuare una tradizione affinché non si perdessero.
E quindi la parola Mannos non è soltanto riferito all’età, ma anche ai giovani produttori che oggi, attraverso questo progetto, hanno il compito di tramandare alle persone che si avvicinano all’adozione, il loro sapere antico, il loro lavoro e che cosa c’è dietro.
Oltre alle adozioni quali esperienze possono fare i turisti o i sardi grazie a Mannos?
MG: Il fulcro del progetto è sempre stata l’adozione, però pensavo che mi sarebbe piaciuto che l’adottante vivesse un momento significativo di quella produzione. Non tutti però possono andare e visitare il luogo che hanno adottato e conoscere il produttore che se ne prende cura.
Quindi la scelta è stata quella di dividere i due filoni: chi adotta un alveare ad esempio può andare a visitare il luogo di adozione però allo stesso tempo chiunque viene qua in Sardegna in vacanza, può vivere un’esperienza rurale con i produttori del progetto Mannos.
Non è solo turismo esperienziale in Sardegna, sono esperienze di vita vera. Vai e fai il formaggio col pastore o scopri il mondo delle api con l’apicoltore, tutto quello che si nasconde dietro la cura della vite quindi la potatura, la vendemmia, la semina del grano. Quindi è aperto a chiunque voglia scoprire qualcosa di più sulle nostre tradizioni enogastronomiche.
In tutte le esperienze Mannos ci si sporca le mani, quindi non è una semplice degustazione o visita all’azienda dove passivamente si ascolta un racconto o si gustano i prodotti, ma ci si mette a fare qualcosa, perché l’obiettivo è quello di andar via dall’esperienza di un giorno, o dall’esperienza di un anno come l’adozione, con una consapevolezza in più di quello che è il valore delle nostre produzioni agricole.
Costruisco quindi con i produttori una mezza giornata o giornata tipo da vivere insieme a loro.

Cosa significa per te sostenibilità e come la integri nel tuo progetto di Mannos?
MG: Per me sostenibilità è lasciare alle generazioni future una terra, la nostra isola, migliore di come l’abbiamo trovata.
Come cerco di arrivare a questo obiettivo? Scegliendo produttori che rispettano la nostra terra, che coltivano in maniera rispettosa dell’ambiente, quindi senza prodotti chimici. Gli allevamenti sono estensivi e non intensivi e c’è una cura particolare degli animali.
Gli animalisti non vedono di buon occhio l’adozione o comunque la produzione di formaggio perché per loro significa sfruttamento dell’animale. Io vorrei portare queste persone a vedere l’amore e la cura che i pastori che scelgo hanno nei confronti delle loro greggi, perché è uno scambio di vite. Loro dedicano 365 giorni l’anno a questo mestiere e il benessere degli animali viene prima del proprio benessere. Ad esempio conoscono le pecore una ad una.
Inoltre nel mio piccolo cerco di avere un’attenzione particolare a tutti i dettagli, quindi dall’utilizzo dei materiali per i packaging sostenibili all’ ottimizzare al massimo gli spostamenti che faccio in Sardegna. Faccio il possibile per non impattare troppo sull’ambiente.

Mi ha colpito molto la storia della razza di pecora nera di Arbus che era a rischio estinzione. Puoi dirmi di più?
MG: La storia della pecora nera di Arbus mi ha colpito, perché è una pecora che stava andando in estinzione alla fine degli anni 80, inizi anni 90, perché è molto meno produttiva della sua “cugina” bianca. E allora sono andata ad informarmi un po’ e ho scoperto che l’estinzione di questa razza era stata superata grazie al lavoro e all’attenzione e di alcuni pastori del territorio della Costa Verde.
Ho contattato Monica, che è una dei quattro custodi di queste pecore e mi è piaciuto moltissimo il suo modo di lavorare. Lei aveva un piccolo gregge che man mano è cresciuto. Sono delle pecore speciali, tutte nere, compresa la lingua, e producono un latte diverso. Infatti non brucano soltanto per terra, ma si cibano anche di piccoli arbusti, come la capra. Quindi il loro è un latte molto ricco, molto più saporito, che ricorda un po’ la macchia mediterranea.
Perciò attraverso l’adozione di una pecora nera di Arbus, anche gli adottanti si fanno un po’ custodi di questa razza speciale che abbiamo qua in Sardegna.

Come aiuti le aziende che vogliono integrare un progetto di sostenibilità o responsabilità sociale nel loro lavoro?
MG: Il rivolgermi alle aziende è stato un passaggio molto naturale. È capitato che un’azienda mi abbia cercato, perché veniva in Sardegna a fare una convention annuale. E mi ha mi ha detto: “il focus di quest’anno è innovazione, futuro e sostenibilità. Ci è piaciuto moltissimo il tuo progetto. Come possiamo contribuire a comunicare il nostro impegno verso una sostenibilità ambientale, verso un futuro dell’isola? “
Ho proposto loro di adottare un alveare e portare i dipendenti a conoscere tutto il ciclo produttivo per poi ricevere il proprio barattolo di miele. L’idea è piaciuta molto e quello è stato il primo progetto di adozione aziendale.
Io cerco sempre di capire con l’azienda qual è l’obiettivo che loro vogliono raggiungere. Quindi parte tutto dall’ascolto, dal capire quelle che sono le esigenze.
Le esperienze di team building di solito sono poi una conseguenza naturale, perché i partecipanti vanno a visitare il proprio angolo adottato e fanno un’esperienza tutti insieme.
Mi contattano aziende di tantissimi settori diversi, partendo dal settore del cibo e della ristorazione. Ad esempio una gelateria ha voluto adottare degli angoli di Sardegna per far capire ai propri clienti che non solo acquista materie prime del territorio, partendo proprio dalla lavorazione della materia prima, ma addirittura che il gelato è frutto delle sue adozioni.
Oppure vengo contattata da aziende di consulenza, che sembrano così lontane da questo mondo, che invece vogliono far capire il proprio impegno nella sostenibilità ambientale. Ecco che l’adottare un alveare racconta molto di questo loro impegno, di questa loro scelta.
Solitamente l’alveare è utilizzato molto nelle adozioni aziendali perché perché rappresenta una similitudine tra il lavoro di squadra delle api con quello dei lavoratori, perché ognuno ha il suo ruolo, ognuno è fondamentale, però soltanto lavorando insieme, in sinergia, possiamo ottenere dei risultati ottimali e meravigliosi.

Hai un luogo del cuore in Sardegna?
Il mio luogo del cuore è sicuramente Berchidda. Infatti ho deciso di mettere lì la sede legale di Mannos perché è dove abitavano i miei nonni. Da li è partito tutto, diciamo, è nata questa mia passione. Mio nonno era un pastore, un agricoltore, portava a casa il latte che mia nonna trasformava in formaggio e quindi quello è il mio luogo del cuore. Il luogo in cui mi piace sempre tornare, non solo fisicamente ma anche con la mente e continuo a farlo con mia mamma, facendo le seadas. E mi commuovo anche un po’ pensandoci…
Ho avuto la fortuna di vivere accanto ad un altro grande Mannos: il nonno di mio marito che ha vissuto fino a 103 anni. Era una persona che mi ha trasmesso la sua passione per la terra e per gli animali. Anche lui era un pastore, originario di Buddusò, e veniva ad Olbia per la transumanza. Per anni mi ha raccontato le sue storie, quello che viveva, mi ha trasmesso tantissimo del suo mondo e del suo sapere e anche a lui che va dedicato questo progetto.
La fortuna di condividere un pezzo della mia vita con un saggio come lui è la fortuna che auguro a tutti.
Come adottare un angolo di Sardegna
Ti è piaciuto questo progetto e vorresti adottare anche tu un alveare o un altro angolo di Sardegna? Allora trovi tutti i riferimenti e le informazioni su www.mannos.it


